venerdì 23 luglio 2010

Green Network Association

Green Network Association è una organizzazione senza fine di lucro nata per promuovere, in Italia, la sostenibilità ambientale e l'efficienza energetica nelle costruzioni. Green Network Association vuole sviluppare e promuovere il Protocollo “Sustainable Building Certification”, per la certificazione volontaria del livello di sostenibilità ambientale degli edifici, requisito sempre più indispensabile per il mercato dell’edilizia.
Green Network Association mette al servizio dei suoi associati le sue esperienze coinvolgendo tutti gli attori, dalle istituzioni alle imprese private, dagli enti ai soggetti certificatori, dai professionisti agli organi di controllo.
Green Network Association si propone, infatti, come una struttura di riflessione e di indirizzo per il sistema che insiste sulla gestione ambientale del territorio, promuovendo la diffusione dell’edilizia ecosostenibile, che non guarda solo alle nuove costruzioni, ma anche al rinnovamento del patrimonio immobiliare e al recupero urbano.
Green Network Association ritiene che uno sviluppo sostenibile non possa prescindere da una gestione ambientale dei territori. Il recupero delle aree dismesse e dei centri storici, il decentramento delle attività produttive e la costruzione di nuovi quartieri sono gli interventi che condurranno al cambiamento delle funzioni urbane. In queste fasi sarà indispensabile focalizzare l’attenzione di tutti sullo sfruttamento delle risorse, non solo relative al territorio ma anche all’acqua, all’energia, ecc..
Green Network Association contribuisce alla evoluzione del sistema produttivo, tutelando e favorendo la diffusione di quelle produzioni realizzate secondo i criteri di rispetto ambientale, che sono sintetizzati nei sistemi di valutazione messi a punto dalla Associazione e condivisi a livello internazionale.

http://www.green-network.it/



martedì 30 marzo 2010

14 aprile 2010 : lancio di LEED Italia


Il 14 Aprile a Trento verrà inaugurato il tanto atteso sistema LEED Italia.
Verrà mutuato e adattato alle realtà locali il sistema di rating americano per la sostenibilità ambientale.
Inutile dire che questo lancio sarà utile per rilanciare e rafforzare l'interesse verso le tematiche di sostenibilità, consentirà si spera una ripresa del mondo delle costruzioni grazie ad una attenzione alla qualità del prodotto e dei suoi consumi durante il ciclo di vita.
L'augurio è che questo lancio sia anche da stimolo alle tante nascenti iniziative nel campo della sostenibilità affinchè si pongano da subito su un livello qualitativo alto e affinchè il livello di confronto e scambio di idee sia il più proficuo possibile.

lunedì 15 marzo 2010

IL PROTOCOLLO SBC


Tra i diversi sistemi di certificazione oggi esistenti in Italia (Protocollo SBC, LEED Italia, Protocollo ITACA, SB100, Metodo INBAR, Metodo UNI, ecc.), questo non è forse il più noto, ma ha certamente tutte le credenziali per guadagnare spazio e fiducia nel settore, dal momento che è stato messo a punto sulla base di uno schema condiviso a livello internazionale (SBTool), e fa parte del consorzio europeo SBAlliance, al pari del francese HQE, del britannico BREEAM, ed altri.

La valutazione è articolata in 5 differenti Categorie: “Selezione del Sito e Project Planning”, “Energia e Consumo di Risorse”, “Carichi Ambientali”, “Qualità Ambientale Interna”, “Qualità del Servizio”. Il sistema prevede l’assegnazione di un “punteggio di sostenibilità” per ciascuna categoria compreso tra -1 e +5, dove il livello “zero” è il minimo di legge, il “3” rappresenta la migliore pratica corrente e il “5” un miglioramento, con carattere sperimentale, della migliore pratica corrente. Il punteggio totale si ottiene come media pesata dei punteggi ottenuti nelle singole categorie.

LA CERTIFICAZIONE

Forse non tutti conoscono la differenza fra “Certificazione Energetica” e “Certificazione di Sostenibilità” (o “Energetico-Ambientale”) di un edificio.

La differenza sostanziale è che la prima ha carattere Obbligatorio (dal luglio scorso, in tutta Italia, questo attestato va allegato all’atto di compravendita), mentre la seconda è una certificazione di tipo Volontario. La C.Sost. è in un certo senso la “sorella maggiore”, in quanto essa prende in considerazione non solo degli aspetti energetici, ma anche tematiche come il risparmio idrico, il tipo di materiali impiegati, il consumo di suolo, il comfort interno, la qualità della gestione dell’edificio nel tempo.

IN PROVINCIA DI COMO IL PRIMO EDIFICIO ESISTENTE CON CERTIFICAZIONE DI SOSTENIBILITA’

Il “Centro Direzionale PLANUM” è a Erba, e nelle prossime settimane completerà l’iter di certificazione mediante il “Protocollo SBC – uffici”

11 Marzo 2010

Chi può dire oggi di non aver mai sentito parlare di BioArchitettura o Edifici Sostenibili o ”Verdi”?

Nessuno credo, tantomeno tra gli addetti ai lavori: ormai ogni rivista specializzata, ogni manifestazione fieristica che si rispetti, perfino ogni assessore all’Urbanistica ha trattato con grande enfasi ed entusiasmo questo argomento.

Ma la domanda a cui non tutti sanno dare una risposta chiara è: “ma come si fa a valutare la Sostenibilità Ambientale di un oggetto imponente e “impattante” come un edificio??”

Chiedetelo a Giuseppe Rigamonti, AD della Società di Ingegneria, Costruzioni e Gestione “Rigamonti Francesco SpA”, ed al suo staff. Essi hanno infatti collaborato per oltre un anno con i tecnici di SBC Italia, ente che ha messo a punto il sistema di valutazione, per portare a termine, primi in Italia, la certificazione di Sostenibilità Ambientale di un edificio esistente: il “Centro direzionale PLANUM”.

La valutazione ha richiesto il coinvolgimento di tutti gli attori del processo edilizio: dalla proprietà all’impresa costruttrice a tutti i diversi progettisti, fino ai fornitori e agli occupanti attuali degli spazi. Nel caso in questione l’operazione di coordinamento è stata agevolata dal fatto che la Rigamonti SpA era contemporaneamente proprietà, costruttore e il principale inquilino dell’immobile. Il processo è durato circa un anno, e per la prima volta è stato applicato ad un edificio esistente, anche se di recentissima realizzazione: il cantiere è terminato nel Luglio 2008 e l’iter di certificazione ha avuto inizio nei primi mesi del 2009.

Si è trattato di un’esperienza altamente formativa non solo per l’azienda, che ha avuto modo di approfondire tematiche molto complesse con un interlocutore competente, ma anche per gli ideatori del sistema, che dopo mesi di lavoro sul piano teorico e progettuale hanno potuto finalmente confrontarsi con un caso reale, individuando i punti di forza e di debolezza del sistema.

L’EDIFICIO

L’edificio è conosciuto come “il Waferone”, come spiega l’Architetto Marco Castelletti: «L’immagine risultante per le proporzioni dell’edificio e la tipologia del rivestimento è in effetti quella di un “grande wafer” che gioca sulla contrapposizione tra la verticalità dei serramenti vetrati e l’orizzontalità del rivestimento di facciata. »

Si tratta di un intervento di completamento di un immobile iniziato nel 2002 e mai completato. La Rigamonti lo ha acquistato nel 2006 con l’obiettivo di realizzare un centro direzionale di alto livello, all’interno del quale trasferire anche i propri uffici. Al momento di pianificare l’intervento, la Rigamonti ha deciso di investire non solo sulla qualità architettonica e commerciale del nuovo centro, ma anche, vista l’imminente entrata in vigore di norme sulla certificazione energetica, sugli aspetti energetici. Solo a inizio 2009, dopo 6 mesi dalla conclusione dei lavori, si è deciso di sottoporre l’edificio ad una valutazione di Sostenibilità.

Si è scoperto che i vantaggi che esso presenta dal punto di vista ambientale sono notevoli, ad esempio si tratta di un intervento di completamento che riutilizza il 100% della struttura portante pre-esistente e oltre il 40% delle strutture non portanti, con evidenti risparmi in termini sia di rifiuti prodotti che di consumo di nuovi materiali. Anche la scelta di impiegare soluzioni costruttive facilmente smontabili come pavimenti sopraelevati, pareti e controsoffitti in cartongesso e pareti interamente finestrate, va nella direzione della flessibilità e della riduzione di rifiuti (e di nuovi approvvigionamenti) nel caso di una futura ristrutturazione.

L’edificio presenta inoltre un involucro quasi completamente vetrato, e nonostante ciò è stato certificato in Classe B secondo il sistema CENED, anche grazie alla presenza di un impianto Fotovoltaico da 40kW installato sulla copertura. L’integrazione dell’impianto di ventilazione e climatizzazione con un sistema informativo BMS (Building Management System) consente inoltre di ottenere il massimo comfort termico interno e contemporaneamente di minimizzare i consumi. Lo stesso sistema registra e contabilizza i dati di consumo e di funzionamento dell’impianto nel tempo, creando i presupposti per ulteriori ottimizzazioni e “tarature”. Per il periodo estivo i carichi termici sono ridotti, oltre che dall’impianto altamente efficiente, anche grazie alla presenza di bisesoleil e di una vasca d’acqua di 700mq in corrispondenza della facciata Sud.

Un altro punto di forza è certamente il sistema di estrazione dell’acqua di falda che, grazie ad un pozzo profondo 20m, consente di alimentare da un lato l’impianto clima e dall’altro l’impianto di irrigazione e il reintegro della piscina; così facendo è stato possibile installare Pompe di calore più efficienti (scambio acqua-acqua) e contemporaneamente ridurre il fabbisogno idrico dalla rete pubblica.

[ing. Filippo Tori]

mercoledì 17 febbraio 2010

GREEN LIFE:COSTRUIRE CITTA´ SOSTENIBILI


Segnalo la Mostra presso la Triennale di Milano.
5 Febbraio - 28 Marzo 2010
E' una Mostra Internazionale dedicata ai progetti di sviluppo urbano nell'ottica della sostenibilità e dell'edilizia ecocompatibile.

giovedì 16 luglio 2009

LIFE CYCLE COST FOR FACILITIES


Il costo del ciclo di vita, detto Life Cycle Cost (LCC) è una valutazione economica di un oggetto, di un sistema o di una struttura durante la sua vita, espressa in termini di costo equivalente e utilizzando le stesse basi usate per i costi iniziali. Il Life Cycle Cost è utilizzato per confrontare diverse soluzioni, identificare e valutare per ciascuna di esse l’impatto economico durante tutta la loro vita utile.
Ad esempio per gli impianti, i costi futuri sono spesso uguali o superiori ai costi iniziali di acquisto. Se si prendono in considerazione i costi del personale e gli altri costi, allora il costo iniziale di approvvigionamento o di appalto può risultare inferiore del 20% rispetto ai costi totali.
Negli immobili il costo sostenuto dalla proprietà per gli impianti continua a salire. I proprietari hanno difficoltà sia a ottenere i capitali iniziali per costruire gli impianti sia a ricevere un adeguati finanziamenti per manutenzioni, energia, sostituzioni e per gli altri costi associati alla corretta operatività degli impianti stessi. La diminuzione dei budget a disposizione di qualsiasi azienda o ente governativo e la competizione sui mercati mondiali ha creato una situazione in cui i proprietari cercano all’esterno dei professionisti esperti in ingegneria, costruzione e gestione che siano capaci di offrire delle soluzioni che consentano la minimizzazione del Life Cycle Cost (LCC), ovvero del costo totale nel ciclo di vita del componente/impianto. Inoltre le recenti tendenze di minimizzazione dell’obsolescenza degli impianti, di ottenimento un accettabile livello di sostenibilità ambientale e di un miglioramento dell’efficacia funzionale, hanno obbligato i “decision-makers”, cioè i manager che decidono, a esaminare nel dettaglio l’impatto di tutte le diverse alternative progettuali ed economiche, in una parola “strategiche”.
Negli USA già da diverso tempo le iniziative del U.S. Green Building Council attraverso lo strumento LEEDTM hanno incoraggiato sia i governi che l’industria privata a scegliere per i loro edifici delle soluzioni più “green”. Essere “green” naturalmente comporta scegliere delle soluzioni progettuali che incidono sul costo del ciclo di vita degli impianti.
Il problema che devono affrontare oggi i professionisti e i proprietari non è legato alla mancanza di idee, anzi di queste c’è stata sempre abbondanza, quanto piuttosto alla mancanza di dati e di una metodologia. La sfida per tutti è quella di conciliare le sempre limitate risorse economiche con l’ottimizzazione della progettazione delle alternative proposte che saranno poi da selezionare e realizzare.